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Settembre 2010
Guerra aerea sull'Italia (1943-1945)
È uscito presso Guerini e Associati il nuovo volume della collana della Fondazione ISEC RIPENSARE IL '9OO - Monografie: Guerra aerea sull'Italia, di Andrea Villa. Il volume ricostruisce le varie fasi della campagna di bombardamenti condotta dagli angloamericani contro le principali città italiane, soffermandosi sul periodo compreso tra lo sbarco in Sicilia del luglio 1943 e la capitolazione delle truppe tedesche nella primavera del 1945. La potenza aerea dispiegata dagli Alleati in quei venti mesi fu di fondamentale importanza per l’esito dei combattimenti e fece dell’Italia un “laboratorio a cielo aperto” per sperimentare strategie, mezzi e armi, come il Napalm, che sarebbero stati impiegati nei mesi e negli anni a seguire. Attraverso un’eccezionale raccolta documentaria presso il National Archive, il RAF Museum e l’Imperial War Museum di Londra il libro presenta e approfondisce diversi temi originali, tra i quali: le memorie dei piloti della RAF che volarono sui caccia detti “Pippo” o sui bombardieri che sganciarono tonnellate di esplosivo sulla Penisola; l’attività del gruppo di scienziati, coordinati dal docente di Oxford Solly Zuckerman, che pianificarono la distruzione delle linee ferroviarie italiane; le reti clandestine di assistenza che furono create dai partigiani per nascondere gli ex prigionieri evasi o gli aviatori alleati abbattuti; gli interventi della Santa Sede per chiedere la fine dei bombardamenti e il progetto di creare una “flotta del Vaticano” per portare in salvo i civili sfollati da Roma.
Le pubblicazioni ISEC
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Luglio 2010
Lettera aperta
Come è largamente noto, i finanziamenti per le attività culturali sono stati ridotti (fino all’annullamento) dai provvedimenti finanziari del governo. Questa condizione vale in particolare per gli enti, gli istituti, le fondazioni che producono beni di consumo “immateriali”. La Fondazione ISEC, per quanto si avvalga di contributi pubblici ridotti – per lo più provenienti dal Comune di Sesto San Giovanni sui quali possiamo tuttora contare – vede minacciata la sua capacità operativa da una corrispondente riduzione dei contributi privati.
Vogliamo segnalare perciò come particolarmente significativa l’iniziativa dell’Assessore alla Cultura del Comune di Milano, Finazzer Flory, che ha convocato le Fondazioni che godono di un contributo del Comune, oltre ad alcune che attualmente non ne fruiscono (e noi siano tra queste ultime), per analizzare e discutere la situazione creatasi. Per il momento ne è uscito un comunicato, sulla base di due riunioni tenute il 3 e il 24 giugno u.s., che portiamo a vostra conoscenza: Un punto di forza del nostro Paese è la cultura della creatività. È vero. La cultura della creatività è frutto della nostra identità storica, simbolica e sociale. La creatività italiana si esprime attraverso “la forza di una tradizione, di un patrimonio e di una sensibilità cui dobbiamo dedicare ben maggiore attenzione”. L’autore di questa citazione è il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.E la creatività ha forza perché ha valore anche economico-produttivo. Recenti studi internazionali confermano che più è alto il livello di istruzione e di cultura dei cittadini di un Paese tanto più è elevata la loro propensione a trasformare la società, a cambiarne positivamente il destino. Estendere il concetto di cultura a creatività significa, allora, coinvolgere saperi umanistici e scientifici che nutrono e alimentano imprese culturali e creative il cui peso in rapporto al PIL è di poco superiore al 9%, impiegando nel Paese oltre 2 milioni e mezzo di addetti. In questo ambito i diversi soggetti che operano nel campo culturale, come ad esempio le Fondazioni, giocano un ruolo decisivo e delicato. Si tratta di attori pubblici o privati capaci di mettere in scena idee e azioni in grado di essere fattori di sviluppo del territorio e per il territorio.
Tali soggetti sono alleati leali e coerenti delle città per le quali si pongono come punto di incontro di risorse intellettuali, valoriali, tecnologiche, imprenditoriali, operando non solo nella produzione e diffusione della cultura, ma anche nella ricerca di nuovi stili di vita.
In quest’ottica vogliamo sottoporre il caso milanese che riteniamo essere “un caso serio” ovvero un modello di lavoro frutto di strategie, scelte e soluzioni in linea con le sfide della contemporaneità e dunque non di meno con quelle dell’economia. Un caso - il nostro - che vuole sottolineare con forza i principi meritocratici, gli obiettivi di eccellenza a cui le nostre Fondazioni si ispirano e a cui mirano nella convinzione esplicita di voler offrire la partecipazione più democratica possibile ai beni, alle prestazioni e ai servizi culturali.
Le Fondazioni milanesi offrono ai governi del territorio la loro esperienza nella convinzione che essa possa aiutare lo sviluppo del Paese per farlo risaltare anche su scala internazionale.
In questo senso indichiamo una serie di tratti che a nostro avviso contraddistinguono il nostro lavoro e caratterizzano un modello di fatto – quello milanese – che intende proporsi come sistema, istituendo un tavolo stabile di cooperazione finalizzato alla crescita culturale e quindi economica. Indichiamo, perciò, le condizioni che riteniamo fondamentali per la più equa ed efficace allocazione delle risorse pubbliche, presupposto di una innovativa politica culturale:
1. Ripartire dalla persona - fisica e giuridica – valorizzando, sulla base del principio di sussidiarietà, chi opera sul territorio, facilitando il finanziamento della cultura mediante detrazioni e deduzioni fiscali, attraverso donazioni di varia natura, offrendo un quadro fiscale teso a generare liberalità verso il mondo culturale.
2. Adottare parametri di finanziamento delle Fondazioni legati ai criteri di qualità, e continuità dell’offerta artistica e formativa, trasparenza dei bilanci, incentrati sulla responsabilità sociale e sulla capacità di autofinanziamento agevolando, inoltre, l’ingresso di imprese private nelle istituzioni culturali e nelle Fondazioni anche attraverso campagne di comunicazione tese a dare visibilità a mecenati e sponsor.
3. Favorire le politiche di finanziamento anche con convenzioni su base triennale. Assicurando, così, la certezza di finanziamenti che rendano possibili programmazioni a medio termine e capacità d’investimento al fine di consentire un respiro strategico alle direzioni artistiche. Con l’obiettivo di premiare i maggiormente virtuosi, creativi e innovativi e sostenere un volano di sviluppo all’economia della cultura e del turismo.
4. Istituire un fondo di sostegno alle eventuali situazioni di crisi, generate dall’andamento dell’economia, mediante il coinvolgimento delle Camere di Commercio per progetti di particolare rilievo.
Sottolineiamo, invece, come impedimento allo sviluppo della cultura:
1. I tagli indiscriminati al pari dei finanziamenti erogati solo attraverso un metodo storico, che non tengano conto della produttività delle Fondazioni e della loro capacità di generare indotto e beneficio per l’economia e i livelli occupazionali.
2. I tagli asimmetrici tra il settore della cultura e altri settori della Pubblica Amministrazione.
3. I tagli retroattivi che rendono impossibile far fronte agli impegni di spesa già assunti.
4.L’abolizione di cofinanziamenti dello Stato alla cultura che impedirebbe la partecipazione a bandi europei.
Ecco ciò che chiede la città di Milano con diffusa adesione tra le Fondazioni e gli Enti, con un credo e motivazioni che superano le distanze del passato e avvicinano i valori al presente, per rimanere fedeli alle nostre vocazioni.
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2010-2011
Linee di attività per il 2010–2011
La Fondazione si propone per il 2010–2011 un’attività, coordinata con gli altri Istituti lombardi della rete INSMLI, che valorizzi il tema del 150° dell’Unità d’Italia attraverso brevi corsi di storia sociale e politica. Un ciclo affronterà temi della cultura materiale, della cultura musicale, dell’educazione, dell’infanzia e dell’alfabetizzazione del Paese per cogliere il modo in cui si è costruita l’identità nazionale. Il tema dei totalitarismi, del rifiuto a piegarsi a esso e delle persecuzioni, verrà poi ricordato in tre occasioni: l’ottantesimo del
giuramento di fedeltà al regime; le radici del razzismo e della violenza nell’Europa del XX secolo; la chiusura del secondo conflitto mondiale. Attività più specialistiche prevedono un convegno sugli Archivi della Piccola e Media impresa e un convegno sull’organizzazione del lavoro nei paesi dell’Europa orientale, a partire da una recente pubblicazione della Fondazione. Proseguiranno e saranno incrementate le attività di raccolta e di ordinamento degli archivi, anche presso l’Archivio Bottega Sacchi, in stretta collaborazione con la Sovrintendenza Archivistica della Lombardia. La Fondazione intende anche cercare i mezzi per continuare il corso di scrittura su base archivistica "I documenti raccontano", che tanto successo ha riscosso negli ultimi due anni.
Giugno 2010
Nuovi inventari
e nuove risorse da scaricare
In archivio all'ISEC non si riposano un attimo e così ecco che una nuova messe di inventari vengo resi disponibili sul sito. Ecco l'elenco... Inoltre nella sezione "risorse on line" i file audio del ciclo di incontri "Le costituzioni nella storia dell'Italia unita".
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Campagna 5x1000 all'ISEC ONLUS
Destinaci il tuo 5x1000
Cogli la grande opportunità di destinare il 5x1000 dell’imposta sul reddito al sostegno delle organizzazioni ONLUS quali la Fondazione ISEC.
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Primavera 2010
Regime fascista, nazione e periferie
Gli atti del convegno "Regime fascista, nazione e periferie", tenutosi a Udine nel dicembre 2007, sono stati pubblicati dall'Istituto Friulano per la Storia del Movimento di Liberazione con la collaborazione della Fondazione ISEC e dell'IRSML del Friuli Venezia Giulia. A cura di Anna Maria Vinci.
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